Trovo buffo scoprire ancora oggi, nonostante l’età e i tanti anni dietro le spalle, di dover imparare ogni giorno qualcosa. Quando ci sembra di cominciare a padroneggiare una materia, ecco che il nuovo livello di consapevolezza legato alle capacità e cognizioni acquisite ci spalanca le porte verso nuove scoperte. La prima delle quali è sempre quella di avere di fronte ancora tanto da fare e imparare.

Scrivere non fa eccezione a questa regola. Se mi guardo dietro mi rendo conto dei molti miglioramenti che ho fatto, ma ogni volta che mi pare di aver raggiunto un traguardo segue subito la scoperta della mia pochezza.

Non è soltanto una questione di complessità della scrittura. Non è cioè che imparare renda evidente una parte del mestiere impossibile da percepire prima. Non è insomma solo un discorso oggettivo. C’è anche il versante interno.

La maturazione dello scrittore, la sua crescita, non avviene solo tramite l’apprendere tecniche e strumenti della scrittura. C’è la crescita personale, il maturare, il crescente desiderio di ottenere effetti e risultati prima neanche immaginati. Se è vero che la creatività potrebbe essere considerata un dono innato (e su questo permettetemi comunque di avere qualche dubbio; di riservarmi qualche riflessione), è anche vero che la creatività alimentata cerca sempre nuovi strumenti e modi di sfogare, di sviluppare.

Nello stadio in cui sono mi capita sempre più spesso di avere in testa, non solo un’idea, una storia, ma anche di voler ottenere un particolare effetto emotivo sul lettore, anche a livello micro, di dettaglio, momento per momento, frase per frase. E di non sapere bene come ottenerlo. Si sviluppa nell’autore non solo una maggiore consapevolezza della complessità del mestiere, ma anche internamente una maggiore complessità dei propri desideri artistici.

Come una cipolla l’autore cresce da dentro. Nuovi strati giovani si generano all’interno, vergini e inesplorati. Crescono, si sviluppano, spingono sugli strati esterni già presenti costringendoli a loro volta a crescere ed espandersi per far posto alle nuove idee, ai nuovi stimoli, alle nuove esigenze. Gli strati più antichi, quelli che abbiamo utilizzato all’inizio del percorso, pian piano si disseccano, perché diventati inutili o perché la loro funzione si è esaurita o è stata assorbita da strati più giovani e vitali.

Forse per questo quando ci guardiamo alle spalle difficilmente i vecchi lavori ci convincono, spesso li disprezziamo. Forse per questo, per l’effetto cipolla, la scrittura è un susseguirsi di brevi gioie, molto lavoro, calde lacrime.

Per oggi la vostra cipolla vi saluta.