Delle vele e dei timoni

Photo by Sho Hatakeyama on Unsplash

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Forse mai come oggi, nella mia vita, ho avuto difficoltà a parlare di politica. Neanche ai tempi del liceo, quando se pronunciavi lo slogan sbagliato rischiavi di beccarti una lama tra le costole, ho provato la sensazione che ho oggi. Un minimo livello di ascolto dell’altro l’ho sempre percepito, anche nei tempi più bui, ma mi pare ormai scomparso.

Diventa quindi quasi impossibile avviare un ragionamento, un dialogo, senza scatenare una sventagliata di reazioni di aggressività preventiva. Mi pare quasi che ci sia talmente una gran paura di trovarsi a cambiare idea, da sentire il bisogno dell’attacco totale e a tutti i costi, non si sa mai.

Ma la cosa che più mi preoccupa, quella che progressivamente sta erodendo il mio zoccolo ottimista, è la scomparsa dei timoni a favore delle vele. La politica non si fa più intorno a un’idea, a dei valori, che rappresentano quindi una rotta, con una leadership che stringe la barra e guida il popolo incitandolo a seguirli. Si fa invece ascoltando il vento, spiegando le vele a favore e seguendo la direzione capricciosa e aleatoria delle correnti. La barca così, sembra ben messa, fila via veloce e pare in grado di arrivare alla meta. Ma la realtà è che una meta non ce l’ha, o se ce l’ha non è condivisa dai marinai.

I politici non guidano, si lasciano guidare. Non è democrazia diretta, è follia del capriccio, caos, panico.

E ora, che la barca sta ferma in mezzo alla bonaccia, tutti a chiedersi come mai, a strapparsi i capelli per lo stallo. Nessuno che abbia una vaga idea di quale possa essere la soluzione, ma pronti a gonfiare le tele se il vento torna a soffiare. Se qualcuno si atteggia a capitano siamo pronti a buttarlo a mare, perché i capitani si sa, sono arroganti, con la loro pretesa di guidare la nave, non dove soffia il vento, ma proprio verso la meta che vogliono raggiungere.

Chi ha un minimo di spirito e di forza si trova già sulle scialuppe e a furia di braccia e remi si allontana da quello che si prepara a diventare un relitto. A bordo invece si rimanda, in attesa che si alzi un’altra bava di vento, dal Molise o dal Nord, che indichi la direzione giusta a questi derelitti che anelano i gradi, ma non sanno centrare neanche il buco del cesso, senza le necessarie e circostanziate indicazioni.

Sono troppo stanco per affrontare il mare aperto, ed è troppo il bianco che mi abbellisce il viso. Non mi resta dunque che sperare, scrutare il mare, scolpire una ricca bara di legno e sperare che arrivi infine la grande balena bianca e ci divori. Tutti.

By |2018-04-27T16:10:36+00:00aprile 27th, 2018|Blog|0 Comments

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