Teatro: “Sempre domenica” di Controcanto Collettivo

Abbonarsi a una stagione teatrale ha un effetto collaterale interessante, quello di costringerci a vedere qualcosa che non avevamo pianificato. A volte l’esperienza non è delle migliori, quando lo spettacolo non incontra i nostri gusti. Ma altre volte accade di trovarsi di fronte qualcosa di inaspettato.

Mi era già capitato molti anni fa, non ricordo purtroppo il titolo del lavoro, né attori e compagnia, magari se qualcuno che legge riesce a individuare l’opera mi farà il piacere di ricordarmelo. All’epoca, leggendo la locandina, mi era quasi venuta voglia di saltare la serata. Lo spettacolo si presentava più o meno così: due sordomuti rimangono chiusi in un retrobottega. Due attori soltanto? E interpreteranno due sordomuti? Mi figuravo una cosa d’avanguardia pallosissima e inutile. Invece alla fine andai, proprio per lo stesso principio con cui ho aperto questo articolo. E assistetti a uno dei pezzi di teatro più esilaranti che mi sia capitato di vedere. E la risata era solo l’aspetto più superficiale, c’era anche un fortissimo contenuto.

Ieri mi è accaduto di nuovo. Confesso di essere andato a teatro senza nemmeno controllare bene cosa stessi andando a vedere. Mi piace essere vergine, privo di aspettative e soprattutto di preconcetti, quando mi siedo sulla poltrona e il teatro si fa buio. Il palcoscenico presentava sei sedie affiancate, rivolte verso il pubblico, quasi sul bordo. Arrivano uno alla volta gli attori, e prendono posto. Mi scatta quell’antica paura: stasera mi va male, ho pensato. Però ormai sono pronto a trovare del buono nella maggior parte delle robe che vedo.

Ma non è andata così. Non sono in grado di esprimere una critica teatrale o letteraria, quindi parlo come spettatore, lettore e un tantino come scrittore. Lo spettacolo che è andato ieri in scena è una della cose più belle che mi sia capitato di vedere o leggere. La tecnica del testo, e quella della recita, un alternarsi di scene in cui gli attori modificavano il ruolo interpretando più personaggi, con storie legate tra loro, intrecciate, era perfetto. Si è saziata in me sia la parte che si sente lettore sia quella, piccolina, che si illude scrittore. Ho goduto, ho riso, ho provato sensazioni di rabbia e di partecipazione. Mi sono riflettuto in quei personaggi, ci ho ritrovato volti che conosco, storie come ne vedo tante.

Insomma, mi è piaciuto molto, e so che alcune delle persone che seguo e che mi seguono avrebbero apprezzato la capacità di questa narrazione di non voler forzare un giudizio netto sulle cose che accadono, di farci partecipare da spettatori, esprimendo certo un’intenzione, ma senza consegnarci le conseguenze già digerite, preconfezionate.

i entra in sala da soli, si esce portandoci dietro questi personaggi, quasi fossero vecchi amici. Non capita spesso. Qui accade perché l’opera teatrale ci racconta un’attualità viva e perfettamente riprodotta. Qualcosa che ognuno di noi può aver sperimentato. Disagi, rabbie, gioie e dolori, difficoltà vere. Senza alcuna traccia di artificio.

La coppia dagli orari impossibili che si intrecciano e rendono le attività quotidiane più banali, come accompagnare una figlia a scuola, un’impresa organizzativa che non ammette intoppi. Le frustrazioni di chi ha un lavoro che è impensabile poter fare fino alla vecchiaia. Vi ci trovate? Tante cose ci sono in questo velocissimo spettacolo, che incalza lo spettatore a un ritmo frenetico, saltando da una scena all’altra senza soluzione di continuità, anzi spesso l’una lancia la palla all’altra, che la raccoglie e la porta avanti, verso il traguardo. La soluzione delle sedie, che a prima vista potrebbe sembrare strana e poco coinvolgente, rende invece sostenibile questa velocità, questo ritmo, questo incalzare degli eventi, altrimenti impossibile. E niente toglie al dinamismo, alla forza delle scene. La nostra mente riempie di immagini la scena, meglio di qualsiasi scenografo.

Ripeto, non sono in grado di dare una valutazione professionale degli attori e del testo, ma sono certo di quello che ho provato, ed è stato molto. L’età del pubblico forse era un po’ troppo avanzata, compresa la mia, per poter restituire ai ragazzi che hanno recitato, alla regista, almeno una frazione di quello che avevamo ricevuto. Ma almeno qui, nel mio piccolo spazio solitario, mi piace dire che ieri è stata una delle esperienze più belle di teatro a cui ho assistito negli ultimi anni. Lo scrivo prima di tutto per ricordarmene, ma anche per invitarvi a tenerli d’occhio e andarli a vedere.

Le prossime due date per chi fosse in quelle zone e volesse assistere allo spettacolo:

20/02/2018
TBA, Chieti (CH)
SEMPRE DOMENICA
TBA


24/02/2018
Nuovo Teatro della Val d’Orcia, Montalcino (SI)
SEMPRE DOMENICA
http://www.eventiintoscana.it

 

Ma vi conviene tenerli d’occhio sui social, e sul loro sito, in modo da approfittare se dovessero esibirsi nuovamente da queste parti.

Collettivo Controcampo – Pagina Facebook

Controcampo Collettivo – Sito Web

 

By |2018-02-20T11:04:21+00:00febbraio 20th, 2018|Blog, Personale|1 Comment

One Comment

  1. Roberto Bonfanti 20/02/2018 at 18:06 - Reply

    Sono d’accordo con le tue impressioni. Per puro caso giovedì scorso erano alla sala dove lavoro. Uno degli spettacoli di teatro di ricerca migliori degli ultimi anni.

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