Ieri ho trovato nella posta uno dei tanti appelli di change.org, quelli dove se concordi con la petizione entri e metti la tua pregiata firma. Quello che mi ha colpito non è il caso in sé, quanto il nostro comportamento.

Si tratta di una donna che descrive una situazione umana piuttosto delicata, e chiede aiuto per convincere la banca dalla quale aveva ottenuto tempo addietro un prestito a non pignorarle la casa. Tralasciando la necessità di verificare la storia, la daremo per buona.

Se analizziamo il problema non possiamo che essere solidali, c’è da una parte un debito relativamente piccolo, circa 12 mila euro, e dall’altra una casa che la banca vorrebbe pignorare per rientrare. La richiesta fatta alla banca è quella di sospendere la procedura e avere pazienza.

Vado a vedere e trovo già oltre 12 mila firme. 

Be’ non so voi, ma il mio primo pensiero quando ho letto l’appello, prima ancora di andare a vedere il sito, è stato quello che un debito di quella portata con un po’ di solidarietà si poteva anche ripagare, o diluire in qualche modo.

Superate le 10 mila firme la signora in questione ha inserito, forse consigliata da qualcuno dei sostenitori, la possibilità di donare soldi per aiutarla, tramite indiegogo. Se ricordo bene come funziona change.org, tutti quelli che hanno firmato sono stati avvisati di questa possibilità.

Questa cosa ci consente di osservare un fenomeno interessante. Abbiamo un debito di 12 mila euro e 12 mila persone che hanno firmato un appello alla banca per rinunciare al pignoramento. Avremo ora 12 mila persone che donano un euro e risolvono definitivamente il problema della signora? 

Io sono pronto a scommettere di no, perché chiedere (alla banca) è facile, ma donare (soldi propri) lo è molto meno. Anche quando sono spiccioli.

Spero di avere torto, vi prego, smentitemi.