Questo post cova dentro di me da giorni, sta li che ribolle, fermenta e non vuole uscire. Il blog è utile, scrivere sulle cose ti aiuta a pensare, altrimenti tutto diventa facile, e il tran tran quotidiano si porta via tutto. Ma questo qui non voleva proprio uscire, era li in un angolo che mugugnava e sbuffava…

Poi mi sono imbattuto in un post di qualche giorno fa, “Quattro rumeni per un italiano“, e allora il bubbone dentro di me è scoppiato, non poteva più rimanere in un angolo ad elaborare, ed eccolo qui che esce scivolando fuori come viscida bava….

Qui da me, nell’hinterland romano, i rumeni sono ovunque. È rumena la moglie del mio vicino di casa, il marito di mia cugina, l’amica di mia zia. È rumeno il banchista del porchettaro, gli operai che installano elettrodomestici, i carpentieri nel vicino cantiere.

C’è un negozio di specialità rumene a pochi passi da casa mia, accanto alla pizzeria. Sono rumene molte delle badanti, era rumena l’infermiera che mi ha prelevato il sangue in ospedale, sono rumeni gli operai che stanno tirando su un muro nel giardino di un vicino.

Credo siano in gran parte rumene le prostitute che battono l’Ardeatina, alcune così giovani da far venir voglia di chiamare il telefono azzurro.

Non è un’invasione, è molto di più. Rubano il lavoro alla gente? Ma niente affatto, prendono quei lavori che nessuno vuole fare, sostituiscono le braccia dei “bamboccioni” che intanto studiano satolli anche fino a trent’anni per un pezzo di carta inutile. Molti di loro sono laureati, insegnanti, ingegneri, manager, venuti qui a fare qualsiasi lavoro gli venga offerto.

Dire che non esiste una questione rumena è stupido. Quando in un paese entra una grande comunità di stranieri c’è sempre qualche problema, è del tutto inevitabile. In certe zone poi la concentrazione è estrema e chiaramente si creano degli attriti. In alcune cittadine dei castelli romani le classi della scuola materna spesso sono formate per più del 90% da figli di rumeni o di altri stranieri, gli italiano non rientrano mai nelle graduatorie. Ma i maggiori punteggi assegnati agli stranieri dai regolamenti finiscono per creare delle classi ghetto, e suscitano rancore nei paesani, un rancore non del tutto immotivato.

Ci sono poi dei fatti oggettivi. Tra le tante comunità di stranieri che delinquono quella rumena e quella albanese si distinguono per la violenza e la durezza. Se rubano in una casa e tu sei per sbaglio dentro non scappano, ma ti gonfiano di botte. Non siamo abituati a questo genere di comportamenti, ci spaventano.

Ma non si può davvero dire che siano tutti delinquenti, la stragrande maggioranza è gente che viene qui per lavorare, spinta sicuramente da condizioni di vita dure ed attirata dalla speranza di guadagnare.

Nessun governo ha finora saputo affrontare seriamente il vero problema dell’immigrazione, che non è quello di impedirla, ma quello di gestirla, evitando che chi arriva in questo paese sia lasciato completamente alla deriva in balia di sfruttatori e delinquenti locali ed esteri. Invece l’immigrato medio lavora in nero, con stipendi che un italiano non accetterebbe mai, in condizioni disagiate e spesso pericolose, costantemente sotto la minaccia di perdere il lavoro o non essere pagato.

Va bene quindi la durezza con chi si comporta male (o malissimo), ma non certo “selettiva” verso gli stranieri. La certezza della pena deve valere per tutti e non sarebbe male se in Italia ci mettessimo in testa finalmente che garantire processi rapidi e pene certe piuttosto che pesantissime quanto aleatorie punizioni…

Vi meravigliate se i rumeni qui ed in Romania si sono incazzati per la reazione Italiana dopo l’omicidio di Giovanna Reggiani?

Beh provate un attimo a fare come gli indiani, mettetevi i loro mocassini per un minuto.

Immaginate di svegliarvi alle quattro del mattino per andare a prendere un treno che vi porterà a Roma, dove c’è un cantiere che vi aspetta.

Immaginate di entrare nella stazione del paesino dove vivete condividendo uno scantinato con un’altra dozzina di compaesani e di trovare ogni mattina queste scritte ad accogliervi.

Immaginate di essere voi in un altro paese e in queste scritte sostituite “rumeni” e “rumene” con “italiani” ed “italiane” e ditemi come vi sentireste.

Ci siamo passati, ci passiamo ancora a volte ed abbiamo già dimenticato cosa significhi essere poveri, essere immigrati, emarginati e soprattutto cosa significhi essere insultati non per quello che si è o che si fa, ma per la nazionalità cui si appartiene.

Abbiamo la memoria corta, la pancia piena e tanto bisogno di trovare qualcuno su cui sfogare le nostre frustrazioni. Ieri erano gli ebrei, oggi sono i rumeni, impareremo mai ?