Biofuel, una reale alternativa?

petrolio.jpgSchiere di inguaribili ottimisti hanno continuato per anni a dirci che il petrolio non si esaurirà mai, ma negli ultimi tempi le voci fuori dal coro sono diventate molte e qualcuna solleva argomenti particolarmente efficaci.

La realtà ha due facce. Da una parte è ormai evidente anche ai più ottimisti (o sfacciati) che i combustibili minerali non sono una risorsa infinita. Lo sa bene la Cina, e lo sanno bene anche i governanti degli altri paesi che contano, primi fra tutti gli americani (che non sono certo in Iraq per i fantastici fagioli mesopotamici).  L’altra faccia è quella del costo. Man mano che le risorse verranno a mancare la nostra dipendenza dai paesi produttori sarà più grande e destabilizzante.

Sono quindi necessarie alternative praticabili. Fonti d’energia meno legate all’estrazione, più gestibili.

Una delle alternative che più vanno di moda al momento è rappresentata da varie forme di produzione di combustibili derivati da vegetali, i così detti biofuel, biocombustibili.

A prima vista l’idea di produrre combustibile dalle piante sembra chiudere il cerchio. Le piante sono una fonte rinnovabile per definizione, la coltivazione di per se non sembrerebbe rappresentare un problema ecologico e l’utilizzo di questo tipo di energia non richiederebbe grandi cambiamenti nel nostro stile di vita.

Ci sono varie affermazioni intorno al biofuel che mi piacerebbe poter verificare.

Ad esempio si dice che l’utilizzo di biofuel sarebbe carbon neutral, poichè le emissioni di carbonio generate dal consumo del combustibile sarebbero assorbite durante la coltivazione delle piante necessarie a produrlo.  La mia sensazione è che questa affermazione sia un classico esempio di mezza verità. Può anche darsi infatti (ma rimarrebbe da dimostrare) che queste due fonti si equiparino, resta però il fatto che la coltivazione di biomasse andrebbe a sostituirsi a qualche altra coltivazione che a sua volta assorbiva carbonio. La carbon neutrality in questo caso va a farsi benedire ed il saldo sarebbe comunque negativo per il pianeta nel suo insieme. Non parliamo poi dei casi in cui si andasse a sostituire delle foreste con coltivazioni dedicate al biofuel.

Un’altra problematica per niente secondaria dell’introduzione massiccia all’utilizzo di biofuel è rappresentata dall’estensione eccezionale delle coltivazioni che questa richiederebbe. In particolare la preoccupazione principale è quella di assistere ad una sostituzione delle coltivazioni alimentari con coltivazioni dedicate alla produzione di biomasse da destinare alla produzione di biocombustibili. In pratica una sicura strada verso la fame. Qualche effetto di questa tendenza è già visibile in alcune parti del mondo.

C’è quindi parecchio da ragionare sul tema e probabilmente le cose non sono così semplici come si potrebbe pensare a prima vista. Il biofuel non è una panacea e probabilmente non potrà sostituire le fonti minerali, se non in minima parte, pochi punti percentuali, ed a costi forse inaccettabili sul piano ecologico e sociale.

Per chi volesse divertirsi ad approfondire l’argomento i link in fondo alla pagina dedicata al biofuel su wikipedia sono una buona base di partenza.

Stretta è la foglia, larga la via, dite la vostra, che ho detto la mia.

By |2016-10-19T09:38:45+00:00agosto 7th, 2007|Blog, Personale|0 Comments

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