Impressioni di lettura – “Cardiologia” di Marco Freccero

Cardiologia
Marco Freccero

Questa è la seconda raccolta di racconti di Marco Freccero che leggo, potete trovare qui il mio commento sulla prima. Anche in questo caso si è trattato di una lettura assolutamente positiva e al tempo stesso impegnativa.

I frammenti di vita mostrati nei racconti sono selezionati con cura, quasi come se l’autore utilizzasse una torcia per frugare con lo sguardo gli angoli bui del mondo. Non sono descritte tragedie eclatanti, eccezionali, piuttosto si tratta di piccoli drammi quotidiani di gente comune, in qualche caso accadimenti che sono così vicini al nostro mondo da farci pensare quanto siamo fortunati a non aver avuto la sfiga che capitassero a noi.ù

È proprio nella normalità, secondo me, che sta la forza di queste narrazioni. Ci sentiamo vicini.

Il lavoro e i soldi hanno divorziato. Noi lavoriamo, i soldi stanno da un’altra parte

Come fai a non sentirti vicino? Quanti di noi hanno avuto in questi ultimi anni lo stesso identico pensiero? Quanti non l’hanno avuto ma leggendolo hanno annuito?

Nei personaggi spesso si riscontra una forza straordinaria, una voglia di uscirne, di vincere, dove vincere vuol dire prima di tutto sopravvivere, ma non solo. Anche quando questa forza, questa resistenza, questa caparbia sfocia nell’oblio e la follia, si percepisce una dolcezza, una piccola, insignificante ma potente presenza. Un esempio per tutti è la bambina in “Il solitario”. Ma anche il bambino di “La gioia del mondo”.

C’è insomma la durezza della vita, la cattiveria degli uomini, ma c’è anche, ben presente, costante, anche la presenza positiva di qualcosa di puro e bello, magari coperto di sporcizia, piegato dai guai, ma non davvero domo. Marco dice spesso di voler raccontare senza giudicare, senza fare lezioncine. In realtà quando si racconta, dalla scelta stessa che si fa nel decidere cosa raccontare e come, si compie quell’atto di valutazione e giudizio che si vuole negare ufficialmente. Allora quello che vedo non è tanto una mancanza di posizione, piuttosto lo sforzo di creare situazioni dove il giudizio non può essere ragionevolmente netto, risulta difficile stabilire il peso etico di questa o di quella azione, come se l’autore ci portasse su una navicella in equilibrio precario su una fune e ci dicesse: “Ecco, dimmi quale è il posto giusto dove sederti”, lasciandoci l’ingrato compito di ammettere che non esiste un posto giusto, un posto sbagliato. Forse la stessa possibilità di giudicare è una mera illusione.

Già, perché la sorte, a volte, la fa da padrona, fregandosene dei nostri piani, delle nostre illusioni, e trovarci di fronte a storie dove questo viene messo in evidenza può farci vacillare qualche secondo. Dobbiamo decidere in questi casi se fuggire in un rassicurante “non capiterà mai a me”, oppure riconoscere l’imprevedibilità della nostra vita. La sua connaturata fragilità.

– Perché ci fanno questo.
– Perché il mondo è pieno di male.
– Sì, e di gente cattiva.
– È la stessa cosa.

Indifesi contro il mondo, contro la gente, indifesi contro il male, che sia quello che ci porta il caso o quello che ci porta la gente cattiva. È la stessa cosa.  In fondo non cambia per chi il male lo riceve, se a portartelo è il destino, un palo che cade su una macchina, una tempesta, un’alluvione, o l’azione di un uomo.

Per me questa seconda raccolta di Marco è migliore della prima. La scrittura conserva il suo stile, ma anche questo si consolida e si espande, specialmente nel trasmettere la forza di certi personaggi e di certi concetti.

Ora sto, lentamente, leggendo la terza. Vi farò sapere.

By | 2017-07-20T16:22:55+00:00 luglio 20th, 2017|Blog|2 Comments

2 Comments

  1. Marco Freccero 20/07/2017 at 18:30 - Reply

    Io come sempre non posso che ringraziare…

    • Mario Pacchiarotti 20/07/2017 at 22:06 - Reply

      Tu continua a scrivere, è un ottimo modo di ringraziare i lettori .-)

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