Autopubblicazione, self, indie, ebook, parlarne è di moda, possibilmente male

Forse sono solo un pochino ipersensibile su questo tema, tuttavia credo che la mia impressione non sia campata in aria: parlare di autori indie è al momento una specie di moda. Se fra di noi se ne è sempre discusso molto, c’è ora un certo fervore su questo tema anche al di fuori della nostra cerchia. Di che ti lamenti? chiederete. Il fatto è che se ne parla più che altro male, e con questo non includo solo il fatto che si tenda a svalutare questo genere di pubblicazione, ma anche che se ne parli spesso senza saperne poi molto.

Il refrain è sempre lo stesso: la qualità è pessima, il prezzo troppo alto, il prezzo troppo basso, gli autori sono troppi, manca il filtro dell’editore, è troppo facile farlo. Si sconfina spesso, facendo confusione, nella critica dell’ebook in quanto tale. Figlio del demonio Amazon, l’ebook non riesce a guadagnare credito neppure quando viene abbracciato dall’arcangelo Kobo, cugino di IBS il grande. Fa male agli occhi, troppo caro, troppo economico e via discorrendo con critiche in parte simili a quelle riservate agli autori che lo adottano.

Non voglio perdere tempo cercando di dimostrare i pregi della pubblicazione digitale, sarebbe appunto fiato sprecato, perché chi non li vede da solo, questi vantaggi, è perché non vuole vederli, dunque inutile tentare una conversione. Tra l’altro l’identificazione ebook/indie la fa chi non conosce questo mondo. Come autori indipendenti ci guardiamo bene da dimenticare la potenza e il fascino del media cartaceo.

Voglio però appuntare in questo mio diario questo fenomeno, indicatore interessante di quanto cominci a dare fastidio ai grandi editori e distributori la pubblicazione indipendente, sia da parte di autori indie che da parte di piccole case editrici. In fondo basta guardare le statistiche americane senza nascondere la testa sotto la sabbia per capire che la potenzialità per far propria una bella fetta di mercato i produttori indie ce l’hanno.

Sbaglierò, ma anche l’interesse di alcune case editrici verso gli autori indipendenti di successo, messi sotto contratto con clausole a volte inguardabili, sono a mio avviso, almeno in parte, manovre difensive volte a sterilizzare uccidendolo alla fonte questo mercato. Insomma, me lo metto in scuderia, se poi mi rende bene, se non mi rende ho comunque eliminato un concorrente.

Nel frattempo, più il tempo passa, più vedo cose e sento gente, più sono orientato verso la pubblicazione indipendente, in proprio o con case editrici molto piccole e di qualità. E l’attenzione a mantenere un profilo contrattuale aperto diventa massima. Non ho l’età né il tempo, e temo nemmeno le qualità, per diventare uno scrittore affermato, forse neanche per diventare uno scrittore che possa degnarsi di qualificarsi tale, ma quello che mi rimane intendo usarlo per essere quanto meno libero, indipendente, senza vincoli.

E spero davvero di non essere l’unico a pensarla così.

By | 2017-05-05T10:50:43+00:00 aprile 11th, 2017|Blog|0 Comments

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