Impressioni di lettura: “La notte delle falene” di Riccardo Bruni

NonostLa notte delle faleneante Riccardo Bruni sia uno degli esempi più brillanti di scrittore indipendente italiano di successo non mi era ancora mai capitato di leggere qualcosa di suo. Non è cattiva volontà, semplice questione di volumi. Più o meno leggo un libro a settimana e di conseguenza sono più le cose che restano fuori che quelle che riesco a includere.

Ma la mia tattica di comprare qualsiasi cosa sia nella mia sfera di interesse e venga offerta a sconto risulta vincente. Alla fine, avendo il libro sulla libreria Kindle, capita sempre il momento giusto per leggerlo. Così è stato per “La notte delle falene” che avevo comprato qualche tempo fa e ho letto in questi ultimi giorni di agosto.

La prima cosa che mi ha colpito è stato l’incipit. Mi rendo conto che ormai è stato fatto tutto e niente è davvero originale, tuttavia ci sono infiniti modi per declinare un approccio. Quello di “La notte delle falene” prende il punto di vista della vittima e lo fa coinvolgendo immediatamente il lettore. Un inizio da manuale.

Ma non è un caso. Tutto il romanzo segue una tecnica che mi ha affascinato. Si tratta di un tipico caso criminale, una donna assassinata, un mistero da risolvere. Eppure non abbiamo investigatori, non abbiamo indagine, manca quindi del tutto quello che si potrebbe pensare essere un pilastro fondamentale per un libro giallo. Ma giocando con la storia, con i flashback, passando dal punto di vista della vittima a quella del protagonista, il suo fidanzato del tempo di ritorno nei luoghi dell’omicidio dieci anni dopo, l’autore riesce a mantenere un ritmo sostenuto, la tensione narrativa, facendo procedere al tempo stesso la rivelazione progressiva del mistero proprio come nel classico libro poliziesco.

Come dicevo, poco importa che non siano artifici narrativi sconosciuti, l’effetto finale è efficace e coinvolgente, l’ipotesi del lettore, almeno nel mio caso, si avvicina man mano alla verità, eppure la soluzione riesce a stupirmi quel tanto che basta.

Della storia come di consueto evito di parlare troppo. Trovate nella quarta e sulle sinossi quanto basta a incuriosirvi e indirizzarvi. Ho trovato assolutamente credibile il rapporto del protagonista con i luoghi, rapporto che molti di noi riconosceranno proprio. Come lui anche io da ragazzo trascorrevo le vacanze nel paese di origine dei miei e come me tanti altri si ritroveranno nelle atmosfere e nella tipologia di rapporti. Così come nei sentimenti di chi, dopo tanto tempo, in certi luoghi ritorna.

Le umanità che si muovono all’interno della trama sono altrettanto efficaci. Ci ho ritrovato affinità con personaggi che ho incontrato nella mia vita, con sentimenti negativi e positivi ben riconoscibili e con i quali ho avuto a che fare in un modo o nell’altro. Ma forse il personaggio più sfuggente e al tempo stesso più potente è il caso, la casualità. Quel fattore che può cambiare completamente una o più vite per una scelta apparentemente marginale, per una questione di pochi minuti o secondi, per un oggetto o una frase al posto e nel momento sbagliato. La riflessione che mi sono trovato a fare chiusa l’ultima pagina è proprio questa: a volte è difficile stabilire se le circostanze abbiano determinato il nostro comportamento portandoci verso un destino inevitabile, o se al contrario siamo stati noi a causare una sequenza di avvenimenti consequenziali. Una domanda a cui forse non ci è dato di trovare risposta.

Lettura consigliata, a chi ama leggere così come a chi ama scrivere.

By | 2016-10-19T09:37:45+00:00 settembre 4th, 2016|Blog|0 Comments

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