La mia bisnonna si chiamava Sapienza

sapienzaLa mente ha le sue strade e le sue ragioni. Oggi mi sono imbattuto in un articolo di Chiara Beretta Mazzotta che commenta una campagna pubblicitaria di Decathlon, una campagna che contrappone lo svago allo studio, mettendo alla berlina, anche con l’uso di un hashtag che ricorda quello di Io Leggo perché. Non è di questo però che voglio parlare, non ha senso dare risonanza a una cosa del genere, merita solo l’oblio. Tuttavia per qualche meccanismo misterioso della mia mente mi è venuta voglia di scrivere ciò che sto per raccontarvi.

La mia, sia da parte di madre che di padre, è una famiglia di contadini. Gente che lavorava la terra, un po’ più facoltosa quella di mio padre, più sfigata, per ragioni di sorte più che di merito, quella di mia madre. Nella famiglia di papà si dava molta importanza alla terra e il destino di mio padre doveva essere quello di succedere a mio nonno nell’azienda agricola. Peccato che mio padre avesse altre idee. Una volta capito che non gli avrebbero concesso di studiare se ne scappò letteralmente via, arruolandosi in Polizia. Non era la Polizia di oggi e alla fine un superiore ignorante e invidioso lo fece trasferire proprio qualche giorno prima degli esami di diploma, che così non riuscì mai più a conseguire. Gli rimase però quello che aveva studiato e la ferma certezza che “chi sa più di te ti mangerà sempre in testa”.

Mia madre perse il padre che era ragazza. Il nonno che porta il mio nome. Una persona eccezionale, pieno di idee, brillante, proiettato nel futuro. Aveva tre figli, mia madre e i miei due zii, e nonostante la morte di mio nonno, entrambi alla fine si sono presi una laurea, traguardo non proprio scontato in quella situazione.

Le cose non accadono per caso. La mia bisnonna si chiamava Sapienza. Forse per tenere fede al nome che gli era stato imposto Sapienza aveva frequentato la prima e la seconda elementare del tempo. Sapeva quindi leggere e far di conto. La sera in casa di Sapienza, alla luce incerta delle candele, la mia bisnonna apriva un libro e ne leggeva alcune pagine alla famiglia. Credo che i semi della lettura nella mia schiatta vengano da così lontano e forse anche più.

Avevo quindi un padre che aveva nella sua vita un solo rimpianto: non aver potuto studiare, e una madre che era cresciuta con le orecchie piene delle storie che nonna Sapienza le aveva narrato, sera dopo sera. Potevo non amare la lettura? Potevo non sgranare gli occhi alle meraviglie che mia madre stessa mi leggeva?

La nostra era una famiglia “benestante”, definizione di mio padre che si traduceva in uno stipendio statale per quattro persone. Non mi è mancato nulla, meno che mai i libri. Mio padre si sarebbe tolto il pane per farmi studiare e leggere. Eppure non mi bastavano mai. Se pensate di essere lettori voraci non avete conosciuto il Mario bambino e ragazzo. Vi basti pensare che in mancanza di altro mi sono letto con piacere un paio di enciclopedie, parola per parola, divertendomi pure.

C’era un negozio a roma su Viale dei Consoli, mi pare si chiamasse Willy, ma non ha importanza. C’era una signora di stazza enorme che se ne stava seduta dietro il bancone, una signora apparentemente seria e burbera, ma con il cuore di panna e miele. Era la mia fonte di fumetti e libri, li compravo a metà prezzo, poi li portavo indietro dopo letti e di due ne ricevevo un altro, e così via. Qualche volta la signora me ne regalava anche, perché ero cliente diceva, ma ora mi rendo conto che si era affezionata a quel ragazzo spaurito che consumava libri come fossero partite di flipper. Quando quell’adolescente si portava via dal negozio robe come Lorenz, Fromm, Nietzsche, alla cassa lei mi guardava con il sopracciglio un po’ sollevato e faceva un piccolo sorriso.

Non ho storie tragiche da raccontare, ho avuto una vita fortunata, non posso dire che i libri mi hanno salvato la vita o fare altre affermazioni roboanti. Ma di certo la persona che sono ora è fatta dall’insieme delle mie esperienze, dai geni che ho ereditato, dall’amore che ho ricevuto e anche un po’ dalle letture che ho fatto. Di sport non ne ho fatto tantissimo, ma ho avuto la mia parte, e giocare ho sempre giocato, dal vivo ma anche in rete, e ho avuto tante soddisfazioni e conosciuto tante persone eccezionali. Leggere e giocare non sono in contrasto, sono attività gradevoli che un ragazzo dovrebbe praticare con altrettanta passione.

L’anno scorso ho collaborato con una insegnante di media inferiore per un programma di invito alla lettura. Leggere è un divertimento e abbiamo cercato di trasmettere questa libertà e questo amore. Forse un pochino ci siamo riusciti e quest’anno ci proveremo ancora, aggiungendo anche un pizzico di scrittura, passione che ho scoperto di recente e che è altrettanto importante. Nel mio piccolo cercherò di onorare i miei avi e quello che mi hanno insegnato, sperando che questa fiamma rimanga sempre viva.

Perché la mia bisnonna si chiamava Sapienza.

By | 2016-10-19T09:37:46+00:00 agosto 24th, 2016|Blog|0 Comments

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