Indie Way – Amazon Web Services

Uno degli strumenti che un autore indipendente ha a disposizione è il suo sito internet. Che sia una semplice pagina statica, un blog o uno spazio più complesso, sarà questo a rappresentarvi sulla rete.

Oggi si può essere portati a credere che l’utilizzo intensivo dei social rendano lo spazio autore ridondante e un po’ fuori moda, ma il mio consiglio è quello di consolidare nel tempo una forte presenza in questo spazio personale.

Ci sono alcuni vantaggi rispetto a qualsiasi social, sui quali dovrete comunque essere presenti.

  • Indipendenza – rispetto a un social sul vostro sito personale avete maggiore controllo, meno vincoli sui contenuti e maggiori possibilità di mantenere invariata nel tempo la vostra presenza online.
  • Possibilità di branding – potete considerarlo un effetto del precedente punto, ma ha una tale importanza da meritare una segnalazione. Creare un brand del vostro nome, uno stile, una vostra immagine, è una possibilità da tenere in considerazione. Anche se magari inizialmente non avrete la forza e il tempo di farlo in maniera professionale, avere un proprio spazio già di per sé crea una sorta di brand.
  • Rete di relazioni – i social sono spettacolari per agganciare persone e creare una rete, ma non di meno un sito web bel fatto, un blog attivo, sono altrettanto se non più importanti.

Una strada piuttosto semplice per gestire il proprio spazio personale è quella di registrarsi a uno dei servizi di blogging disponibili gratuitamente, come Blogger, WordPress, Tumblr e altri. Il vantaggio principale è che si riesce a creare una pagina gradevole con tempi davvero ridotti e senza necessità di avere conoscenze tecniche particolari. Se avete un temperamento artistico e la capacità di manipolare un po’ la grafica potrete ottenere anche esteticamente dei risultati davvero ottimi. Moltissimi blog di lettura sono realizzati con questa tecnica, prevalentemente sulle piattaforme WordPress e Blogger. Rimanere su queste piattaforme peraltro offre qualche bonus in termini di relazioni con altri blogger della stessa piattaforma. Cosa da non disdegnare.

Per coloro che non amano smanettare la scelta di gestire la propria presenza tramite un servizio di questo tipo è piuttosto intelligente. Un upgrade consigliabile, e a mio parere essenziale, è quello di associare un dominio alla pagina piuttosto che usare il terzo livello (quindi passare, come nel mio caso, da un nome come “paginesporche.blogspot.it” a uno del tipo  “paginesporche.it”).

Anche se io ho sempre tenuto dei blog, siti di vario tipo, persino dei servizi web, nel tempo non ho mai dato troppa importanza alla cosa, era un semplice divertimento. Solo di recente ho deciso di riordinare tutto il marasma delle mie cose e ho iniziato il processo di consolidamento.

La prima decisione che ho preso è stata quella di essere il più possibile indipendente. Dunque dominio dedicato, come ho già detto, ma anche piattaforma di hosting autonoma. Per quanto riguarda lo strumento la scelta è caduta su WordPress per le sue caratteristiche, la possibilità di essere installato su una propria macchina senza pagare diritti, il grandissimo numero di plugin e temi disponibili.

Per la scelta del fornitore di hosting stavo procedendo come al solito vagliando i servizi economici e avevo identificato in 1and1 un buon hosting economico. Poi un amico mi ha suggerito di dare un occhio ai servizi web di Amazon ed è stato amore a prima vista.

Amazon Web Services

Ci vorrebbe ben altro che un piccolo articolo per descrivere ciò che ha realizzato Amazon in questo campo, io mi contenterò di raccontarvi a grandi linee la struttura principale e ciò che ho utilizzato direttamente per la gestione del blog che proprio ora state leggendo.

La prima cosa da dire è che stiamo parlando di un insieme molto complesso di servizi web che hanno una caratteristica comune, la virtualizzazione. Quando sentite parlare del fantomatico cloud è proprio di strumenti e infrastrutture come AWS che si parla. Tra i tanti servizi cloud che sono messi a disposizione dalla piattaforma io ho utilizzato principalmente la parte che riguarda i server virtuali EC2 (Amazon Elastic Compute Cloud).

Il sistema dove gira il software che gestisce il mio blog è dunque un server virtuale AWS-EC2, collocato in un data center fisico. Ce ne sono parecchi tra cui scegliere, io per evidenti motivi geografici ho scelto uno di quelli irlandesi. Al server virtuale viene associato un altrettanto virtuale disco dati. Su questo disco andranno installati sistema operativo e tutto il resto del software necessario. A facilitare enormemente il compito arriva in soccorso il Marketplace AWS. Ma ci torno tra un minuto. Abbiamo detto quindi che abbiamo un server virtuale, un disco virtuale con sopra la nostra roba. Avremo inoltre un’altrettanto virtuale interfaccia di rete con il suo firewall virtuale (security group). Cominciate a vedere l’insieme? Aggiungo che ho utilizzato la possibilità di associare un IP Pubblico fisso tramite quello che Amazon chiama Elastic IP. In pratica quell’indirizzo IP rimane mio per sempre fin tanto che mantengo il possesso del mio Elastic IP, che posso associare di volta in volta al computer virtuale che voglio.

Manca un solo concetto, quello di istanza. In realtà è molto semplice: l’istanza è il computer virtuale attivo. Quindi l’associazione di un hardware virtuale con un volume e il resto delle risorse virtuali. Nelle vecchie sale macchine si diceva una macchina che “gira”. Una caratteristica simpatica di questo meccanismo dell’istanza è la possibilità di passare da un “hardware virtuale” a un altro inferiore o superiore, semplicemente “spegnendo” la vecchia istanza e attivandone una nuova con lo stesso volume virtuale ma con un “hardware virtuale” diverso.

IstanzeQui di lato la tabella delle istanze più piccole disponibili, le T2. Al momento il blog sta girando su una istanza t2.micro, ma per molto tempo ha lavorato sulla più piccola t2.nano, senza problemi.

Una particolarità che va tenuta in conto è che il primo anno in cui vi iscrivete ai servizi AWS avrete in regalo l’utilizzo di una istanza di questo tipo (t2.micro) con un volume da 30GB. Dunque sperimentare il servizio non costa nulla.

La flessibilità di questa architettura è straordinaria. Immaginate che per un qualche motivo, come il lancio di un nuovo prodotto o una campagna pubblicitaria, voi sappiate che in un certo periodo il vostro sito riceverà un numero particolarmente alto di accessi e che vogliate assicurarvi di non perdere occasioni di business per mancanza di reattività dello stesso.

Nel mio caso potrei, qualche giorno prima dell’evento, spostare il sito su un t2.large o addirittura su una delle istanze di tipo M3 o M4, garantendomi il massimo delle performance per il tempo strettamente necessario e pagando la potenza di calcolo aggiuntiva solo per il tempo in cui la utilizzo. La stessa flessibilità mi permette, avendo magari nel tempo sempre più successo con una certa iniziativa, di dimensionare l’istanza al meglio. Il tutto in minuti, letteralmente, senza variazioni di altro tipo.

Affidabilità

Un altro grosso vantaggio, molto importante per me, è la grande affidabilità di una struttura di questo tipo. Ci sono strumenti per gestire degli snapshot del volume associato al server (o dei volumi) che permettono di salvare con facilità l’immagine di quel momento. Questo non solo permette di avere dei backup facilmente riutilizzabili (a livello di minuti), ma anche di fare staging e test.

Quando sarà disponibile WordPress 5 io potrò creare uno snapshot del mio volume, associarlo a una nuova istanza t2.nano (la meno costosa), fare su quell’istanza tutte le prove di aggiornamento (mentre il sito continua a girare sulla normale istanza t2.micro) e magari, se tutto dovesse andare bene al primo colpo, spegnere tutto e ripartire con il volume aggiornato nel giro di minuti. In pratica la piattaforma mi consente di avere a disposizione quante istanze voglio per il tempo che ritengo opportuno. Tutto questo, se ben usato, si trasforma in una maggiore affidabilità.

Per (quasi) tutti

Le istanze AWS sono normalmente accedute utilizzando un canale SSH o tramite le interfacce web dei servizi che vi installate. Resta inteso quindi che il massimo della goduria lo prova l’utente smanettone. Molti di noi tuttavia non appartengono al consesso dei nerd informatici e hanno una qualche difficoltà persino con l’amministrazione di un WordPress. Questo non significa che non possiate usare una piattaforma come AWS.

wordpress marketplaceTanto per cominciare esiste il Marketplace. Su questa “piazza” c’è di tutto. In pratica trovate ogni tipo di server immaginabile già pronto e configurato per l’uso. Se cercate WordPress vi viene sbrodolata una lista di possibilità. PagineSporche si basa proprio su una di queste.

Certo, serve comunque un minimo di confidenza con la shell, la capacità di leggere l’inglese, ma non occorre essere un vero sistemista linux per farcela. Sono anche convinto che molti di noi utilizzino già dei consulenti per la realizzazione del proprio sito o del tema del proprio blog. Chiedere a costoro di utilizzare i servizi Amazon può essere un vantaggio per voi e una buona occasione per loro di migliorare la propria offerta. Ci sono inoltre alcuni fornitori “intermedi”, come Bitnami, che offrono servizi “gestiti” utilizzando la piattaforma Amazon. Questo può essere un ottimo compromesso per chi non se la sente di affrontare problematiche tecniche, e un altrettanto ottimo suggerimento per qualche ragazzo italiano che abbia voglia di lavorare facendo da intermediario e consulente per la messa in opera di questi server e la loro gestione.

Costi

Come già detto l’assaggio dei servizi è praticamente gratuito. I costi sono tutti esposti in questa pagina, il mio consiglio è di partire con l’offerta gratuita e in seguito passare ai piani prepagati (istanze riservate) per quei server che volete mantenere sempre attivi (un t2.micro per tre anni prepagati costa 151 dollari, ovvero circa 4 euro mese) e usare delle t2.nano per testing on demand. Personalmente io spendo al momento qualcosa di più perché ho adottato una strategia di backup del volume intero e pago quindi i circa 300GB che vado a occupare sui dischi. Chi fosse più “smart” di me potrebbe creare un volume più piccolo e gestire quindi costi minori.

Conclusioni

Non so se con il tempo la mia opinione cambierà, ma al momento sono davvero soddisfatto dalle possibilità, dalla potenza e dalla flessibilità di questo insieme di servizi e dopo tanto tempo sento di avere il controllo della piattaforma che sto utilizzando. Sono anche convinto che il tempo che ho investito per la migrazione su questa piattaforma sia ben speso e che in futuro riguadagnerò molte volte questo tempo grazie alla migliore gestione che AWS mi consente. I costi sono assolutamente competitivi e non rappresentano a mio avviso un ostacolo all’uso della piattaforma.

By | 2016-10-19T09:37:46+00:00 agosto 14th, 2016|Blog, Indie Way|0 Comments

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