Indie Way – Cosa vuol dire essere autori indipendenti

cat-womanQualche mese fa, stimolato da un piccolo gruppo di amici, tra i quali Cetta De Luca che sul tema aveva scritto un articolo, avevo affrontato a mia volta il tema della definizione di autore indie. Le cose dette in quell’occasione rimangono per quanto mi riguarda valide ma, come sempre accade quando si ha a che fare con le persone, il tempo e l’esperienza portano maggiore profondità e spessore alle nostre convinzioni, quando non le cambiano.

Lo stimolo a rielaborare l’argomento mi è arrivato per tramite di un’intervista a Rita Carla Francesca Monticelli, autrice del ciclo di Deserto Rosso, del Mentore e altri romanzi di successo. Nell’articolo non ci sono informazioni di cui non fossi già a conoscenza, la posizione di Rita mi è nota da tempo e la seguo ormai da anni. Tuttavia ci sono delle cose nelle sue risposte che mi hanno colpito perché in sintonia con quella che è anche la mia attuale posizione sull’argomento self-publishing. Ma vediamo qualcuno di questi punti riprendendo le parole di Rita:

Il self-publishing in sé funziona, come qualsiasi altro formato editoriale. Ciò che può non “funzionare” è la persona che cerca di diventare un autoeditore senza averne le competenze. Il problema maggiore della cattiva editoria, tutta, non solo quella che interessa il self-publishing, è la carenza di professionalità e la scarsa tendenza a impegnarsi nel proprio miglioramento personale. Essere un self-publisher significa essere prima di tutto un editore (publisher), quindi chiunque voglia pubblicare i proprio libri in questo modo deve capire che non è affatto facile, anzi, è la strada più difficile, poiché si tratta di attività imprenditoriale, poiché crea dei prodotti che la gente paga per poterne fruire. E i lettori sono dei clienti molto esigenti. Anche se uno lo fa come hobby, il self-publishing è un lavoro vero e proprio.
Quindi non è il self-publishing che ha bisogno di essere migliorato, ma sono i self-publisher che devono puntare al proprio miglioramento, iniziando col cambiare la propria mentalità e il proprio approccio a questo mestiere, anche se lo fanno solo come hobby.

Qui viene espresso con estrema chiarezza il concetto principale in cui mi riconosco e che in fondo, con modalità diverse, è presente anche nel manifesto intorno a cui abbiamo ragionato negli articoli linkati al’inizio. Il concetto è semplice ma molto potente. Un autore indipendente, un self-publisher è a tutti gli effetti un editore. A suo tempo avevo abbandonato il termine self-publisher, utilizzato spesso con connotazione negativa, per adottare quello di autore indie o autore indipendente. Rita utilizza un termine che rende ancora più chiaro il ruolo: auto-editore, auto-editoria.

Preferisco parlare di autoeditoria, traduzione di self-publishing, e non di autopubblicazione, che si riferisce al mero atto di premere il tasto “pubblica” e può essere applicata a qualsiasi forma di pubblicazione autonoma, inclusi i post su Facebook e i tweet.

Anche questa frase mi ha colpito molto. Sintetizza quello che cerco di spiegare ogni volta che mi presento. Oggi per pubblicare un libro, sia digitale che cartaceo, utilizzando la combinazione di servizi Amazon KDP e Createspace, basta formattare correttamente il proprio testo in un documento word e caricarlo sul sistema. Roba di pochi minuti. Ma questa non è auto-editoria, non siamo certo editori così facendo. Diventiamo editori quando decidiamo di utilizzare un processo del tutto simile (o magari migliore) a quello di una casa editrice. Come una casa editrice possiamo scegliere di spendere più o meno tempo, più o meno denaro, nei vari passi del processo, ma dobbiamo comunque affrontarli, se non altro per decidere con razionalità e professionalità in quale modo svilupparli.

Dunque, al di là del nome con cui ci facciamo definire, siamo insieme autori ed editori, nel senso pieno del termine. Il primo passo per fare sì che i lettori colgano la differenza tra un autore che si pubblica da solo e un autore che è editore di se stesso è quello di dichiararlo apertamente, di spiegare questa differenza e segnare la propria appartenenza.

Rimane il tema del contenuto, ma su questo tornerò, anche se posso facilmente dire che si tratta di un tema che colpisce anche gli editori tradizionali, non diversamente da noi.

By | 2016-10-19T09:37:47+00:00 luglio 19th, 2016|Blog, Indie Way|0 Comments

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