Impressioni di lettura: “Il paradiso degli orchi” di Daniel Pennac

Anche questo libro fa parte del mio sforzo di recuperare un po’ di mancate letture. Con Pennac ho parecchio arretrato, diciamo così, nella mia lista di cose da leggere. Questo è un primo passo a cui spero di riuscire a far seguire molti altri.

Ma veniamo al libro. Qui c’è tanta roba da dire, tanta.
La prima cosa forse è lo stile. Quando si parla di stile di uno scrittore non sempre è chiaro che cosa si intenda. Perché lo stile può essere fatto da molte cose e quindi diventa difficile trovare una definizione. Ecco, questo libro e questo autore sono un buon modo per capire di cosa parliamo quando diciamo stile, senza il bisogno di cercare di inquadrare la parola in uno schema. Perché leggendolo si capisce subito di cosa parliamo. Ma volendo proprio provare a stabilire una regola mi viene in mente una cosa del genere: lo scrittore ha un suo stile quando puoi riconoscere un suo scritto dalla semplice lettura dello stesso.

Non ho alcun dubbio che con Pennac questa definizione funzioni. Ci sono tante cose, dalla costruzione del racconto, al modo di raccontare, alla modalità di rappresentazione su carta dei pensieri e delle azioni. Il testo è praticamente firmato.

La seconda cosa che colpisce è l’ironia che viene depositata su una storia altrimenti terribile, anestetizzandone quasi l’atrocità che lo permea. Sorridiamo leggendo, continuamente, eppure a un livello più profondo ma ben percepibile, messaggi feroci arrivano come mazzate. Gli orchi in questo caso non sono quelli verdi che mangiano elfi. Oh be’ li potremmo anche raccontare così. Sono invece orchi di quella razza che possiamo trovare in agguato in ogni angolo della nostra vita.

La terza caratteristica affascinante del libro è il modo in cui un giallo, perché mi viene da dire che di questo si tratta, viene affrontato con una modalità del tutto differente da quella classica, tanto diversa da un giallo tradizionale da non sembrare più tale. Rimane il dubbio che non lo sia, in effetti, ma solo perché è qualcosa di più.

E poi, che vi devo dire, un’idea così, geniale nella sua semplicità, come il mestiere di Capro espiatorio è talmente deliziosa e intrigante che già da sola basterebbe a ripagarmi del prezzo del libro. Libro quindi che per me merita il massimo dei voti, che consiglio a tutti di leggere, anche se mi rendo conto che, come sempre per i libri, a tutti non piacerà.

Considerazione finale fuori tema. Ho provato a leggerlo in e-book tramite prestito bibliotecario. Funziona bene, ma dura solo dodici giorni (mi pare) e poi lo si deve riprendere nuovamente in prestito. Niente di particolarmente fastidioso ma utilizzandolo e incorrendo in questo piccolo inconveniente mi è venuto pensato che oggi come oggi il DRM è un’idiozia totale, complica solo la vita agli utenti onesti e ne avvia verso la pirateria più di quanti non ne trattenga tra le braccia degli editori. Masochismo puro delle case editrici. Non tutte per fortuna.


Alla prossima si torna a leggere Francesco Verso, ci sentiamo appena finisco Livido.

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By | 2016-10-19T09:38:01+00:00 novembre 10th, 2015|Blog, Pagine Sporche|0 Comments

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