Vendere il virtuale…

La scena potrebbe accadere in un luogo qualsiasi di un paese occidentale, due amici parlano davanti ad un computer, mentre uno dei due sta smanettando sulla tastiera…

Amico Ignaro: “Cosa combini?”

Amico Giocatore: “Ma niente, mi compro un pet…”

Ignaro: “Scherzi? Tua moglie ti uccide, lo sai che odia gli animali…”

Giocatore, ridendo: “Ma nooo, è un pet virtuale, un pet del gioco, mica un animale vero…”

Ignaro: “Ah, ma quanto costa?”

Giocatore: “Dieci dollari”

Ignaro: “Cacchio, ma dieci dollari per una cosa che non esiste? Per niente? Ma sei fuori?”

————–

Per molti di noi questa particolare transazione, l’acquisto di un bene immateriale e completamente virtuale come un piccolo pet di un gioco, ma anche di soldi virtuali da usare nel gioco stesso, rappresenta una follia, ma a ben guardare non c’è niente di particolarmente nuovo o strano.

In realtà noi siamo circondati da transazioni che riguardano beni immateriali, virtuali, immaginari addirittura, da sempre. Pagavamo le indulgenze, cosa c’è di più immateriale e virtuale?

Per chi gioca o partecipa a comunità online poi, la presunta immaterialità del bene comprato conta poco, e per loro forse il virtuale è più reale di quel che si può pensare.
I soldi in game sono utilizzabili per divertirsi, e comprarli significa risparmiarsi ore di attività noiose per dedicarci a fare qualcosa che ci piace.

Il pet è un piacere per il cuore e per la vista, ma in certi giochi i beni virtuali possono rappresentare anche una sorta di status symbol.

Questo tipo di acquisti, questo mercato, crescerà a dismisura nei prossimi anni, andando ad invadere altri ambiti, partendo in primo luogo dalle community e dai giochi online.
E’ un affare che viene sicuramente sottovalutato dall’uomo della strada, specialmente se è un uomo poco avvezzo a intercettare le novità che il mondo ci prepara.

Ma per i businesmen è qualcosa di concreto e già reale, basti pensare che una società specializzata nello sviluppo di giochini (su Facebook e altre piattaforme), la Playfish, è stata recentemente acquisita da un gigante dei giochi come Electronic Arts per la bella cifra di 400 milioni di dollari.

E se si stima che il giro di affari del 2010 in questo ambito sarà di 1.6 miliardi di dollari, di cui 800 milioni solo sul social gaming, non è certo per una fetta di questa torta che si spendono tanti soldi, ma per la prospettiva che la torta nei prossimi anni lieviti a ritmo progressivamente crescente…

Può darsi dunque che il nostro amico Ignaro abbia ragione, che il Giocatore stia comprando il “niente”, ma è pur sempre un niente che vale un sacco di soldi, e chi di soldi vuole farne, forse dovrebbe valutare anche questa opportunità.

Pensateci.

By | 2016-10-19T09:38:16+00:00 gennaio 26th, 2010|Personale|0 Comments

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