Giornata per la ricerca sul cancro

Oggi, nove novembre, è la giornata per la ricerca sul cancro. Domani ci saranno incontri con i ricercatori, e da oggi fino a domenica ci sarà la staffetta televisiva per la raccolta dei fondi.

È difficile per me commentare questo tipo di eventi.

Da una parte, al di la della mia storia personale, è evidente che contribuire in qualche modo a spingere l’acceleratore nella ricerca su questa malattia rappresenta senz’altro un fatto positivo.

Dall’altra ogni volta che vedo volontari per strada a vendere fiori, patate, arance o quant’altro, mi girano un po le balle. E mi stra-girano quando partono le trasmissioni fiume in televisione per racimolare qualche soldo per la ricerca su questa o quella malattia.

Non è la preoccupazione del come vengano impiegati i fondi, sono e voglio essere fiducioso che il loro impiego sia ottimale. Non è nemmeno la scocciatura di dover cacciare personalmente dei soldi, uno stillicidio vero e proprio perchè oramai ogni mese c’è un banchetto fuori dal supermercato, una campagna in televisione, un SMS da inviare.

No, quello che mi fa girare davvero le balle è il fatto stesso che sia necessario l’intervento dei privati per poter finanziare questo tipo di ricerche.

Si dice che la nostra società sia caratterizzata da un grande progresso, da un grande grado di civiltà, eppure nei nostri bilanci pubblici c’è spazio, enorme, per spese militari, per finanziare giornali e partiti, per gli insegnanti di religione, per un miliardo di stronzate e ci sono invece briciole per la ricerca medica.

Briciole.

C’è un racconto brevissimo e bellissimo di Asimov. Si immagina che vi sia da qualche parte un registro dove vengono iscritte le razze evolute. Un bel giorno il depositario del registro iscrive la razza umana, il pianeta terra, sul registro, salvo poi cancellarla immediatamente quando scopre che il possesso del segreto dell’energia atomica da parte umana, requisito necessario per l’iscrizione, è stato verificato dagli alieni non perchè le nostre navi spaziali li abbiano contattati, ma a causa delle esplosioni atomiche che gli uomini hanno causato volontariamente sulla superfice del loro pianeta.

Mentre cancella il nome della Terra dal registro il depositario pronuncia una frase che chiude il raccontino: “Razza di deficienti“.

Ecco, ogni volta, ogni singola volta che vedo i banchi con le arance per strada, o una raccolta fondi in TV, mi rimbalza in testa immediatamente quella frase. Siamo una razza di deficienti. Abbiamo risorse enormi e invece di utilizzarle per vivere meglio, per migliorare la qualità reale della nostra vita, ci divertiamo a bruciare le pareti della nostra casa per fare un po di allegro e simpatico chiasso, seppelliamo i rifiuti nei vasi di fiori e viviamo come se non ci fosse un futuro.

E non venitemi a dire che ci sono stati enormi progressi anche in campo medico. Certo che ci sono stati, lo so bene, se sono ancora vivo è grazie a questo, ma è niente, è niente in confronto a quello che si potrebbe fare, se solo si volesse.

Comunque anche quest’anno, un po incazzati, faremo la nostra parte. Potete trovare tutte le informazioni sulla manifestazione, anche quelle che vi permetteranno di contribuire, sul sito dedicato.

Per chiudere voglio esprimere la mia stima e la mia riconoscenza a tanti ricercatori che in condizioni di precariato assoluto si barcamenano tra un finanziamento e l’altro, di anno in anno, portando avanti quel lavoro oscuro che raramente, solo per alcuni casi sporadici, vede accendersi per un attimo l’attenzione del mondo.

Il mio saluto a quelli che non hanno scoperto niente di importante, quelli che hanno seguito fiduciosi e tenaci per mesi e mesi idee senza sbocco, quelli che hanno sbagliato e ritentato,  perchè la ricerca non è fatta solo di successi, non è fatta solo di colpi di genio, ma soprattutto è fatta da duro, noioso, poco gratificante, lavoro.

Un abbraccio, soprattutto a loro.

By | 2016-10-19T09:38:28+00:00 novembre 9th, 2007|Blog, Personale|1 Comment

One Comment

  1. Uyulala 09/11/2007 at 17:51 - Reply

    Non conosco il racconto di Asimov, ma comunque ne condivido il finale

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