Il “buon” imprenditore

vangogh14.pngTutti avete letto la storia dell’imprenditore samaritano, si insomma, non c’è bisogno che la linki. La sapete tutti, un imprenditore ha provato a vivere con lo stipendio medio dei suoi operai, al 20 del mese aveva finito i soldi e quindi ha deciso di aumentare lo stipendio dei suoi operai di 200 euro.

Una bella storia vero? Credo che sia una delle più commentate, per questo non la linko, a me piace arrivare sempre un pochino dopo, voglio avere il tempo di pensare…

Non ho neanche letto tutti i commenti, solo i primissimi, perciò non ho idea se qualcuno è arrivato al nocciolo della questione. Che non è la bontà dell’imprenditore, ma semmai il capire se, nella società di oggi, quell’imprenditore è un “buon” imprenditore.

La risposta la sapete già, ed è NO. O meglio, possiamo sicuramente dire che aumentando le paghe ai suoi dipendenti non ha fatto la migliore azione possibile per la sua azienda.

Questo almeno alla luce della moda imprenditoriale del momento, per la quale l’obiettivo prioritario ed assoluto di un’azienda è quello di massimizzare gli utili, minimizzare i costi, stracciare la concorrenza.

È innegabile che dopo l’aumento di stipendio i costi della sua azienda siano aumentati, e di conseguenza si sia ridotto in qualche misura il suo margine di ricavo, quindi sono diminuiti gli utili. Tutto questo è innegabile.

Certo ci sarebbe da considerare forse l’indotto che l’inaspettata pubblicità gli ha procurato, ma quello è un effetto che non durerà molto. Forse c’è anche da tenere in considerazione la popolarità che da questo momento l’imprenditore godrà tra i suoi dipendenti. Ma temo che la natura umana sia tale da non tramutare questo in un reale vantaggio per l’azienda.

Dunque, di fatto, l’azienda guadagna meno, è meno competitiva.

Può darsi che oggi questo non rappresenti un problema, forse i margini sono tali da consentire all’azienda di pagare stipendi maggiorati senza entrare in crisi, ma comunque sia l’azienda è più debole, ha meno margine per fare concorrenza, o resistere ad un’eventuale evento negativo inaspettato.

Tutto questo nasce dal fatto che solo quell’imprenditore sta aumentando lo stipendio ai suoi operai, non gli altri imprenditori, magari concorrenti. E se anche ci fosse una legge a livello nazionale che stabilisse un minimo salariale più alto non sarebbe possibile estenderla fuori dei confini nazionali, e tutto il sistema italiano che subisse questa normativa diverrebbe improvvisamente meno competitivo.

Per fortuna le cose non sono proprio così immediate, e specialmente per alcune aziende, che magari lavorano in nicchie di mercato specifiche con prodotti ad alta qualità, l’impatto di un aumento di stipendio di questo tipo potrebbe non provocare alcun problema reale.

Ma in linea generale non sarebbe affatto semplice replicare l’azione del nostro amico imprenditore.

Probabilmente la FIAT non potrebbe dare un aumento del genere ai suoi operai rimanendo sul mercato. Più alto percentualmente è l’impatto del costo del lavoro sul bilancio di un’azienda, più difficile sarebbe gestire un aumento salariale.

È bello quindi fare i complimenti al nostro fantastico imprenditore, ma è stupido pensare che gli imprenditori che non seguono il suo esempio siano necessariamente delle carogne.

Larga è la foglia, stretta la via, dite la vostra, che ho detto la mia.

By | 2016-10-19T09:38:30+00:00 ottobre 22nd, 2007|Blog, Personale|0 Comments

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