E io vado all’ospedale

Un paio di mesi fa avevo bisogno di fare delle analisi del sangue, così, armato di impegnativa del dottore, mi sono recato come al solito nel mio laboratorio convenzionato abituale.

Sorpresa! Non era possibile fare le analisi in convenzione, ma volendo, potevo farle privatamente, pagando soltanto il prezzo del ticket. Ma non per tutte le analisi, solo per alcune, per altre, nel mio caso un paio, il prezzo da pagare era ben più alto, così mi fanno un rapido preventivo, supero i cento euro. Rinuncio.

Tornato a casa mi informo utilizzando internet e quindi decido di utilizzare un vicino ospedale, struttura pubblica, nel quale è possibile fare tutte le analisi richieste.

Ci vado qualche giorno dopo, e, molto preoccupato dalla possibilità di lunghe code arrivo abbastanza presto (ma mai così presto da non aver davanti una ventina di anziani insonni), così nel giro di un’ora ho finito tutto. Un mese dopo ripeto l’operazione con tempi anche più ridotti. Insomma un’esperienza positiva considerando la fama di cui godono le strutture pubbliche.

Nel laboratorio privato avevo letto un comunicato, emesso dalla loro associazione di categoria, che spiegava le ragioni della serrata. In breve si trattava di questo: il budget dei laboratori veniva dimezzato e il tariffario tagliato del 20%. Per chiarezza, per budget si intende il tetto massimo di soldi che ogni struttura privata può incassare per erogare servizi in convenzione, mentre per tariffario si intende il listino dei prezzi che lo stato paga alle strutture private a fronte delle prestazioni erogate.

Detto così sembra una cosa da matti, ma io ho il brutto vizio del dubbio. Quando mi vengono presentati fatti e notizie istantaneamente cominciano a venirmi dei dubbi, e non mi sento bene finché non smetto di averli, cosa che comporta a volte un pochino di lavoro.

Così ho fatto un po di ricerche ed ho scoperto qualche notizia in più. Naturalmente ora ho ancora più dubbi di prima, ma mi sono fatto anche qualche opinione.

Partiamo dai dati di fatto. La prima cosa che spicca è l’utilizzo smodato che si fa in Italia di laboratori privati. Senza entrare nel merito dei motivi credo sia evidente a tutti che siamo di fronte ad una situazione anomala, almeno in un sistema sanitario che si professa pubblico.

Io non ho niente contro il privato in particolare, ma quando il settore privato diventa preminente e quasi monopolistico, c’è realmente il rischio di perdere quei vantaggi che dovrebbero essere introdotti con il ricorso a questa forma di assistenza alternativa.

Uno degli effetti di questa situazione è l’estrema “debolezza” strutturale di questi enti privati. Si tratta in larga parte infatti di piccole società che traggono la gran parte del loro fatturato dalle prestazioni in convenzione. Sono ancora dei privati? A mio avviso non proprio, poiché non c’è mercato nel loro settore, i prezzi sono fissati ed uguali per tutti, e la qualità dovrebbe essere appiattita sui valori massimi, eliminando di fatto qualsiasi forma di concorrenza reale.

Andiamo quindi a vedere cosa succede ad un laboratorio privato “tipico” quest’anno. Mettiamo che questo laboratorio abbia fatturato nel 2006 un valore di 100. Nel 2007 la regione gli impone un tetto a circa una metà di questo valore, diciamo 50. Badate non significa che non possa fare business da privato, semplicemente non può superare il tetto di 50 come fatturazione di attività convenzionate verso la regione Lazio.

Per il nostro laboratorio ipotetico l’attività convenzionata rappresenta la gran parte dei suoi incassi. Di conseguenza il dimezzamento del budget corrisponde più o meno ad un dimezzamento del giro di affari. Ma non basta, la regione fa un’altra manovra, applica una diminuzione dei prezzi di listini del 20%. Quindi in realtà i 100 euro dell’anno passato diventerebbero 80, e i 50 euro di budget assegnati sono sufficienti a coprire un pò di più della metà delle prestazioni.

Cosa ha fatto il nostro laboratorio a questo punto?

Nulla. Ha continuato la sua attività come se niente fosse e quindi arrivati circa a metà anno ha esaurito il proprio budget. A questo punto continuare a garantire prestazioni in convenzioni equivarrebbe a buttare soldi.

È in questo stadio che la Federlab decide il cambiamento di rotta: stop alle prestazioni in convenzione (d’altra parte non incasserebbero niente dalla regione). Decisione abbastanza scontata, ma molto meno scontata è invece la decisione di praticare, per un certo numero di prestazioni, un listino super scontato agli utenti, equivalente al prezzo che questi pagherebbero per il solo ticket.

Quest’ultima decisione sembra particolarmente sorprendente. Sospendendo completamente le prestazioni in convenzione infatti la serrata avrebbe avuto un effetto molto più potente. Gli utenti sarebbero infatti stati costretti a recarsi presso le strutture pubbliche, oppure avrebbero dovuto pagare per intero, in contanti, le prestazioni necessarie.

La contemporanea pressione sulle strutture pubbliche e sulle tasche dei cittadini avrebbero potuto far crollare la determinazione politica della giunta regionale in poche settimane. Senza contare che secondo la Federlabuna prestazione di analisi di laboratorio effettuata nel pubblico costa alla Regione dalle tre alle otto volte di più di quello che costa nel privato accreditato“, e quindi un forte aumento dell’afflusso di cittadini sulle strutture pubbliche avrebbe rapidamente convinto gli amministratori a cambiare politica.

Perché allora i laboratori hanno continuato ad erogare prestazioni a prezzo “politico“? Per responsabilità civica, come afferma la Federlab?

Mi vengono in mente una serie di ipotesi e domande.

Quanta parte delle spese viene coperta dal prezzo “politico” praticato dai laboratori in questo periodo? Ci rimettono? Ci guadagnano comunque? Quante analisi a prezzo pieno vengono effettuate in questo periodo dai laboratori privati?

Quanta parte degli utenti sarebbero assorbiti dalle strutture pubbliche prima di arrivare al collasso? Quanti di questi tornerebbero poi a servirsi dei laboratori privati?

Al momento la serrata è ancora in corso, ma non so se i laboratori continuano in questa politica della prestazione a prezzo ticket (ricordo sempre e solo per un certo numero di prodotti e non per tutti).

La Federlab continua a parlare di costi del pubblico da tre a otto volte superiori alle tariffe che vengono imposte al privato, ma l’unico documento che conosco dove vengono citati dei numeri a supporto di questa tesi mi lascia molto ma molto perplesso per la modalità di calcolo utilizzata, e comunque non porta a quel risultato neanche con quel tipo di calcolo così poco affidabile.

Evidentemente ci sono altri dati, ma mi piacerebbe sapere sempre la fonte di un’affermazione, specie quando è così forte. In questo caso non sono riuscito a rintracciarla.

Nel frattempo nella mia zona almeno due ospedali dove mi sono recato hanno adottato delle regole che limitano il numero di analisi gestite ogni giorno, con conseguenti disagi dei pazienti. Ma credo siano limiti imposti più per non sforare tetti di bilancio che per reali problemi di volume trattabile.

Vedremo nei prossimi mesi come si svilupperà la situazione, nel frattempo, io per fare le analisi, vado nei laboratori delle strutture pubbliche, tanto per non sbagliare.

By | 2016-10-19T09:38:31+00:00 ottobre 18th, 2007|Blog|1 Comment

One Comment

  1. antonio 12/11/2007 at 18:48 - Reply

    Mi chiamo antonio è sono un tecnico amministrativo che opera principalmente nel settore sanità.
    Ho letto con molta attenzione il suo articolo e mi permetto di puntualizzare al cuni dati.
    Mettiamo a confronto una struttura pubblica ed una privata.
    privata
    circa 6500 prelievi l’anno con un incasso lordo di circa 200.000 euro l’anno
    struttura gestita da due medici contitolari con un medico prelevatore a partime, un tecnico di laboratorio partime e una segretaria.
    utile lordo fine anno circa 90.000 su cui pagare le tasse e il restante da dividere fra due professionisti impegnati a tempo pieno.
    pubblico ospedale dello stesso comune circa 8400 prelievi anno, con il seguente personale:
    medico primario, medico aiuto, n. 2 biologi, n. 5 tecnici di laboratorio, un infermiere prelevatore, un addetto all’amministrazione.
    Lascio a Lei il calcolo del costo per ogni analisi.
    Distinti Saluti

    ——slodo——
    Non so da dove tu prenda questi dati, in piccole realtà locali i numeri che hai dato mi sembrano avere senso. Dove vivo io ho l’impressione che i laboratori facciano ben altri numeri e spesso la coda che trovo è equivalente se non superiore a quella che c’è in ospedale.

    Per quanto riguarda l’ospedale mi piacerebbe molto avere una fonte attendibile, la tua lo è? Dando per scontato che lo sia mi/ti chiedo se quelle cifre sono relative a tutta l’attività o solo a quella ambulatoriale, perchè mi sembra molto strano che in un ospedale anche piccolo si facciano solo quelle analisi, io sono stato ricoverato 5 giorni e mi facevano prelievi ogni giorno, un piccolo ospedale con anche solo 50 letti per le analisi dei ricoverati supera ampiamente quelle cifre…

    Purtroppo non so molto dell’organizzazione ospedaliera, immagino che lo stesso laboratorio lavori sia per gli interni che per l’ambulatorio, ma posso sbagliare.

    La struttura privata che hai citato ha avuto la stessa riduzione di budget delle altre?

    Comunque vorrei chiarire il mio pensiero, io non sono contrario alle strutture private, ma in certi campi ritengo che il pubblico dovrebbe fare in modo da rappresentare non solo una valida alternativa qualitativa ma anche un parametro economico al quale i privati dovrebbero adeguarsi.
    Mi rendo conto che sembra un discorso un po da sognatore, ma è a questo che dovremmo tendere in ogni campo importante. Piuttosto che gestire tutto col pubblico o lasciare completamente tutto ai privati preferirei un mercato libero dove alcune strutture pubbliche facessero in qualche modo da punto di riferimento per il mercato stesso. I casini di questa trattativa nel Lazio vengono proprio da disfunzioni nelle modalità in cui sono gestiti questi rapporti di mercato. In questa situazione diventa difficile capire quale sia il vero costo di un servizio e tutto diventa aleatorio e contestabile.

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