È solo amore

http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Mumbai_baby_eating.jpgMeditavo di scrivere una risposta al post di Galatea da parecchi giorni.

Ma non mi piace correre dietro alla notizia, all’emozione di un momento, ho bisogno di digerire le cose, specialmente alcune, e poi non è semplice scrivere di queste cose, specialmente per me.

Vorrei chiarire prima di iniziare il discorso, solo per liberare il campo a tanti se e tanti ma che potrebbero venirvi in mente, che io ho una figlia con handicap, e conoscevo questa sua caratteristica prima di averla.

Ma l’ho avuta non perchè contrario all’aborto, ma perchè io e mia moglie questa bambina l’abbiamo prima presa in affido e poi, molti anni dopo, adottata.

Ecco cosa scrive Galatea ad un certo punto del suo discorso, è una frase importante perchè tocca il punto cruciale di tutto questo discorso.

Ma dovessi scegliere di portare a termine una gravidanza sapendo già che il mio bimbo nascerà affetto da ritardi mentali o da patologie dolorose, lo confesso, penserei seriamente ad un aborto.

Vorrei che tutti riflettessero a lungo su questa frase, specialmente quelli che non sono daccordo, non tanto quelli che per scelta propria rifiuterebbero di abortire in quella condizione, ma piuttosto quelli che pensano sia giusto impedire agli altri di fare questa scelta.

Galatea ha descritto molto bene il dramma dei genitori di bambini con handicap, e anche non essendolo ha colto l’aspetto forse più terribile di questo dramma.

A meno di eventi non naturali mia figlia sarà ancora viva quando io e mia moglie non saremo più di questo mondo. È questa la cosa che più mi angoscia, la consapevolezza che per quanto possa fare non sarà mai abbastanza, che dovrò contare su qualcun altro, e non so chi, per molta parte della vita di mia figlia.

Certe malattie, certi handicap, non sono una cosa di un giorno, di un mese, di un anno. Sono per sempre. Se cambiano è solo in peggio. Alcune significano sofferenza e morte. Certe.

Non si tratta di scegliere di avere un bimbo con gli occhi blu o neri, con la balbuzie o senza, brillante scienziato o garzone di negozio. In molti casi si tratta di scegliere tra una morte rapida e indolore (aborto) e una morte lenta e terribile, come accade con molte malattie genetiche.

Se avessimo avuto una gravidanza, sapendo di dover dare alla luce un bambino con un grave handicap, probabilmente avremmo scelto l’aborto. Se la diagnosi fosse stata relativa ad una di quella malattie genetiche che portano a sofferenza e morte, avrei quasi sicuramente scelto l’aborto. Non pronuncio la parola “certamente” solo per scrupolo, perchè bisognerebbe passarci per saperlo davvero. Ma di certo vorrei avere la possibilità di scegliere.

Il caso di mia figlia è diverso, era già nata, la scelta era già stata fatta.

Ma abortire una persona che ancora non esiste, che non ha sicuramente coscienza, facendo un’azione che causerà sofferenza fisica e psichica soltanto ai genitori, e la risparmierà a quella persona ancora in essere, è da parte loro un atto di egoismo oppure di amore?

Per questo mi associo all’invito di Galatea, cambiandolo leggermente.

Non chiamatela eugenetica, è solo amore.

By | 2016-10-19T09:38:35+00:00 ottobre 7th, 2007|Personale|2 Comments

2 Comments

  1. Neff 08/10/2007 at 01:31 - Reply

    Ho molto rispetto per questo tema, per cui non mi va di fare un commento alla leggera. Tuttavia ho riflettuto molto sull’argomento e credo che non sia comunque giusto permettere ad una persona di scegliere se far morire o no un bambino non ancora nato, a prescidere se questo sia andicappato oppure no.

    Io sono figlio di un genitore andicappato. Quando è nato mio padre aveva la testa come un cocomero: era piena d’acqua. Oltre a ciò è nato con forti malformazioni alle anche e alle gambe, che lo hanno costretto sin dall’età di 8 alla carrozzella e alle stampelle. Le malformazioni gli hanno bloccato la crescita, e tuttoggi lui è alto come un bambino di quell’età.

    Ebbene, io sono fiero di dire che mio padre non solo contro ogni previsione iniziale è riuscito a costruirsi una vita normale e anzi di successo anche professionale (è molto famoso e apprezzato nel campo della grafica e della comunicazione pubblica e politica), ma ha anche fatto nascere me, mi ha dato la vita.

    Ora voglio dire: come biasimare un genitore che sceglie di non far nascere un figlio con evidenti problemi di handicap e che teme potrà soffrire per tutta la vita?

    Il fatto è questo: chi siamo noi per decidere il diritto alla vita di una persona, sia che questa sia andicappata oppure no? Spesso i giudizi umani possono essere errati, possono non considerare tutte le possibilità o possono per paura essere influenzati. I miei nonni di sicuro non erano felici quando mio padre nacque con questi problemi. Piansero e di certo temettero per il futuro del loro figliolo problematico. Allora probabilmente se avessero potuto non avrebbero scelto di farlo nascere. Tuttavia per fortuna non hanno avuto la possibilità di fare questa scelta e meno male: mio padre si è rivelato un uomo di pari dignità ai suoi colleghi normodotati e ha regalato a sua volta vita a me, che ho la fortuna di essere nato senza handicap ne fisici ne mentali.

    Questo per dire che l’uomo anche in buona fede può commettere errori. Purtroppo quando questi errori avvengono nella decisione di vita o morte di un individuo le conseguenze di una scelta errata sono molto gravi perchè si toglie il diritto ad una vita di poter essere svolta. Pur non giudicando chi si è trovato a dover scegliere se abortire o no, io non posso in modo freddo e razionale appoggiare la tesi di un aborto per scelta.

    Abortire può forse essere una scelta d’amore in certi casi, tuttavia anche l’amore può condurre a scelte sbagliate, a errori purtroppo irreparabili e dalla gravissime conseguenze.

    Se abortire vuol dire bloccare la nascita di qualcuno che se noi non intervenissimo effettivamente nascerebbe, questo per me equivale ad uccidere, magari non con cattiveria, magari perfino a fin di bene, ma resta pur sempre un negare una vita, un compromettere un’esistenza qualcosa che non è giusto sostenere ed appoggiare perlomeno in via teorica.

    Come vedi distinguo molto nettamente teoria da pratica, questo perchè credo ci siano casi limite che vanno valutati volta per volta. In ogni caso non mi sentirei di condannare una donna che per motivi gravi decidesse di non portare a termine una gravidanza. Credo però che dove possibile sia giusto, anzi, doveroso aiutare la donna in difficoltà a partorire lo stesso, appoggiandola nell’allevamento del figlio o in casi particolari, agevolando un’adozione o un sostegno di altro tipo. Ciò su cui però è assolutamente necessario agire è la percezione della società nei confronti di quelle donne che si ritrovano in una situazione difficile come ad esempio quella di una gravidanza non voluta. Alcune di queste, specialmente se giovani hanno una grande paura del giudizio degli altri, della società, del giudizio che anche la morale tradizionale contribuisce a fomentare. Io credo che prima di tutto la società debba maturare, imparare che il giudicare qualcuno in grave difficoltà può risultare fatale per la decisione che potrebbe derivare. Io credo che l’aborto sia un principio in sè negativo, si tratta di una sconfitta per una società che invece di aiutare una persona bisognosa di affetto comprensione e appoggio preferisce accettare l’omicidio di un nascituro.

    In condizioni ideali di accettazione morale e di appoggio effettivo pratico credo che la soluzione migliore sarebbe quella di far nascere comunque il bambino, nonostante tutti i rischi. L’importante sarebbe non far sentire la madre colpevole di aver fatto qualcosa che non avrebbe dovuto, e anzi farla sentire orgogliosa e fiera della sfida che sta per accettare.

    Purtroppo le condizioni ideali non ci sono sempre ed è per questo che non mi sento di essere categorico quando mi schiero contro l’aborto. Si tratta di scelte difficili e infelici. Mi piacerebbe poter scegliere a favore della vita, senza dover per questo condannare moralmente una persona.

  2. Mario 08/10/2007 at 01:58 - Reply

    Prima di tutto grazie del bel commento.

    Un discorso come il tuo non mi crea problemi. Non c’è chiusura nè cieca ideologia. È ragionevole, come in genere lo sono tutti quelli che in qualche modo hanno avuto a che fare con questo tipo di problemi e sanno quanto sia dannatamente difficile prendere una decisione. Diciamo pure che non esiste una decisione giusta. Sono tutte sbagliate.

    Al famoso referendum per l’aborto io ho votato a favore, non perchè all’epoca pensassi davvero di utilizzare quella legge, ma perchè sapevo che fare una legge proibizionista avrebbe implicato tutta una serie di danni (aborti clandestini, impossibilità di analizzare eventuali malattie prenatali etc).

    Ma sono daccordo con te, in una società perfetta non sarebbe necessario (quasi) mai abortire, potremmo sempre gestire i problemi. Dico quasi perchè ci sono comunque dei casi particolari dove non mi sentirei di costringere una donna a partorire sapendo che magari di li a pochi mesi il figlio comunque morirà, soffrendo.

    Ma la nostra società è tutt’altro che perfetta.

    Sarò sempre dalla parte di chi lotta per impedire gli aborti con l’arma della convinzione, dell’aiuto sociale, e molto è stato fatto, probabilmente proprio perchè c’è una legge abortista, altrimenti molti se ne sarebbero fregati.
    Molte donne che prima abortivano ora lasciano i figli appena nati agli ospedali. Molto si potrebbe fare se davvero si aiutassero le famiglie con figli problematici, ma qui ci sarebbe tanto ancora da fare.

    Mi comincio ad innervosire invece quando si fanno leggi come la 40 che impediscono di selezionare gli embrioni per evitare di far nascere un malato grave. Quando si comincia a considerare essere umano anche un’accozzaglia di cellule che non prova sentimenti, emozioni, dolore.
    Mi ricorda i tempi in cui la chiesa considerava peccato mortale il masturbarsi perchè persino gli spermatozoi erano uomini in potenza… figuriamoci…

    La tua testimonianza riguardo a tuo padre è interessante e fa riflettere, ma ti voglio far notare che non tutti gli handicap sono uguali. E che non tutti gli aborti si fanno per evitare un handicap. Ci sono malattie genetiche che ormai siamo in grado di diagnosticare con esami prenatali che sono sentenze di morte. Inoltre non tutte le famiglie sono uguali. Alcuni hanno la capacità emotiva, intellettuale ed economica di affrontare una cosa del genere, altri semplicemente non ce la possono fare. L’articolo che commentavo prendeva in esame una notizia qui in italia. Una donna era riuscita ad ottenere da un tribunale il diritto di selezionare tra gli embrioni quelli che non erano affetti da anemia mediterranea. Puoi trovare facilmente su internet tutto il materiale per sapere come vive, e come muore, una persona con quella malattia. Perchè non selezionare gli embrioni in quel caso? In nome di cosa?

    Certamente sarebbe bello fare in modo che la nostra società mettesse in condizioni tutti i genitori in queste sistuazioni di poter fare una scelta serena. Ma sono sempre convinto, e niente mi farà cambiare idea, che una scelta la devono avere.

    Poi possiamo discutere su cosa sia lecito e cosa no. Che tipo di tempi, di modalità e di cause possono essere valutate prima di consentire un aborto o una semplice selezione embrionale. Ma non riesco ad accettare il principio che qualcuno possa costringermi a far nascere un figlio destinato a morire.

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