Pastori o pecore?

La recente kermesse di Grillo porta alla ribalta prepotentemente il tema delle modalità con cui il concetto di democrazia si concretizza nella realtà dei fatti.

In particolare sembra evidente come per un gran numero di persone il sistema della democrazia rappresentativa non appaia più adeguato, ed al suo posto vengano proposti, ancora in forma non matura e semi-cosciente, approcci plebiscitari.

Viene data grande enfasi alla possibilità di sfruttare tecnologie ormai alla portata di tutti per rendere più diretta la partecipazione degli italiani alla vita politica. L’idea di poter “votare” con un colpo di mouse direttamente dal calduccio della propria casetta accarezza molte menti.

Ritengo che questa componente sia ben rappresentata all’interno del gruppo di persone le quali oggi si aggregano in qualche modo intorno a Grillo.

I politici d’altra parte, per la quasi totalità, non sembrano voler prendere atto della rivoluzione culturale che può scaturire dai nuovi mezzi di comunicazione, in particolare la rete internet, né tanto meno ritengono sia possibile mettere in discussione la supremazia della democrazia rappresentativa rispetto ad una o più ipotesi di democrazia diretta.

La cosa appare piuttosto divertente, poiché in realtà mai come oggi la nostra classe politica ha perseguito con tale attenzione l’obiettivo di soddisfare gli umori della masse, cancellando in parte i vantaggi della democrazia rappresentativa.

Voglio ricordare quali sono questi vantaggi, anzi quali dovrebbero essere.

In un’utopica democrazia diretta nella quale tutti i cittadini venissero chiamati ad esprimere la propria opinione e la propria volontà a fronte di ognuna delle scelte rispetto alle azioni da intraprendere nel paese, ci si troverebbe facilmente di fronte a molti casi nei quali l’azione “migliore” verrebbe scartata semplicemente perché impopolare. Un buon esempio sono le tasse, ma pensandoci pochi minuti potrete trovare mille casi in cui la decisione giusta e’ molto chiara ma dove e’ altrettanto chiaro che la maggior parte della popolazione si rifiuterebbe di prenderla.

L’idea base dietro al concetto di democrazia indiretta o rappresentativa e’ che un numero molto limitato di persone siano scelte in maniera tale da rappresentare le idee più rappresentative della popolazione.

La competizione necessaria a selezionare questi rappresentanti inoltre dovrebbe far si che questi individui singolarmente siano mediamente migliori del resto della popolazione. Migliori in questo caso ha un significato particolare, implica la capacita’ di queste persone di vedere al di la’ del bene dei singoli individui, la capacita’ di avere una visione dei problemi più ampia.

Quando in un paese alla classe politica non viene più riconosciuta questa superiorità, ecco automaticamente entrare in crisi l’intero concetto di democrazia rappresentativa.

In pratica e’ quanto sta accadendo in questo periodo. Da una parte abbiamo un rigetto di una fetta consistente della popolazione nei confronti degli uomini politici in generale, di tutta la classe dei politici. Dall’altra, all’interno di questo movimento il rifiuto verso gli attuali uomini politici si sta trasformando in un rifiuto della politica in senso più ampio, e di conseguenza del concetto di democrazia indiretta.

Mentre mi riconosco abbastanza nel primo di questi due fattori, sul secondo esprimo la mia più completa contrarietà. La delega, la democrazia rappresentativa, è l’unica via praticabile in una società caratterizzata da una complessità così elevata.

Ma come dicevo, l’attuale classe politica non sembra in grado di operare “come da manuale”. Invece di essere una guida per il paese, per la popolazione, sempre più spesso lascia che siano gli umori, la pancia del paese, a guidare le sue scelte.

È un comportamento antitetico a quello dei leader di altri paesi. Prendiamo ad esempio Bush. Nonostante abbia ormai contro tutto il parlamento, e un consenso ai minimi storici, continua a prendere decisioni coerenti con la sua ideologia (che mi piaccia o no non ha importanza per i fini di questo discorso).

Nel bene o nel male porta avanti il suo ruolo, che non è quello di rappresentare il suo popolo cercando di carpirne gli umori ed agendo di conseguenza, ma è invece quello di agire coerentemente con l’ideologia ed il programma, che lo avevano portato ad essere eletto.

Divertente quindi vedere come i nostri politici si lascino spesso guidare dai sondaggi, come si preoccupino di fornire letture delle proprie azioni che siano il piu’ possibile gradite alla maggioranza della popolazione, e come, nonostante questo, sia in crescita il disgusto della stessa verso la classe dirigente.

Servirebbe una classe politica nuova, giovane, pronta a confrontarsi con la gente, capace di utilizzare i nuovi canali comunicativi in maniera attiva. Che non si pieghi agli umori, ma svolta il ruolo di guida e di educatore. Spiegare il perché delle scelte, rispondere alle richieste della gente, magari con un no, ma che sia motivato.

In questo internet può essere davvero uno strumento potente. Non serve che ogni singolo uomo politico apra un blog. Mi aspetto che abbia altro da fare. Mi auguro che abbia altro da fare. Ma un movimento politico, un partito, può e deve avere gli spazi e le risorse per supportare questo tipo di attività politica online.

Pensieri, parole, azioni, parole, pensieri. Un ciclo positivo che parte dal popolo, si esprime, si trasforma in azioni per mano dei suoi rappresentanti, azioni la cui valenza deve essere spiegata chiaramente di nuovo ai cittadini, che in base alle parole ed alle azioni si formeranno un’opinione.

Tutto questo oggi e’ rappresentato solo da una croce su un foglio.

E su quel foglio non c’e’ neanche un nome.

Non basta.

By | 2017-03-10T17:03:47+00:00 settembre 25th, 2007|Blog, Personale|2 Comments

2 Comments

  1. Uyulala 25/09/2007 at 16:52 - Reply

    Condivido in pieno quanto scrivi. Ehm… ti segnalo su OKNOtizie, spero che non ti dispiaccia…

  2. Mario 26/09/2007 at 00:03 - Reply

    Grazie !

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